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In fieri
dalla foto amatoriale alle porte dell’arte
di Cristian Boniburini
 

CRISTIAN BONIBURINI, nato a Reggio Emilia nel ’77 di professione commerciante, è un giovane fotografo amatoriale che utilizza la REFLEX A PELLICOLA sia a colori che in bianco e nero. E’ un fotografo in fieri, ancora alla ricerca del “luogo del mondo” da investigare attraverso la pellicola, mezzo a lui molto congeniale per esprimersi.
Non ha ancora un soggetto su cui concentrare la propria attenzione in modo esclusivo, ma il viaggio è il momento “diverso dal solito” che stimola la sua curiosità e accende la sua voglia di fotografare.

La mostra
Il reportage di viaggio è un tema abbastanza frequentato nel campo della fotografia; per molti la foto è il mezzo più idoneo grazie al quale si può mettere in atto l’innata necessità di esprimersi e di comunicare all’Altro il proprio mondo interiore. Inoltre, l’apparente facilità d’uso del mezzo di produzione ne ha incoraggiato la pratica da parte non solo di artisti, ma anche di amatori.
E il viaggio, da sempre, produce un risveglio dell’animo; è naturale, dunque, voler catturare stralci di viaggio e immortalarli, fissarli nella mente.
Tutto ciò che è stato detto fin qui, riguarda la sfera emotiva (necessità di esprimersi, volontà di fissare una sensazione ecc...). Ma ora è doveroso andare oltre, spostarsi sul piano dell’espressione per rammentare che la fotografia, non diversamente da altre forme di comunicazione (artistica), non ci restituisce la realtà, ovvero non è un punto di vista oggettivo, ma è sempre la visione parziale di chi l’ha prodotta; è, in conclusione, un’interpretazione della realtà.
In sintesi, si può dire che l’eccezionalità di un fotografo amatoriale stia nel restituire un’interpretazione efficace della realtà e cioè quanto è riuscito, attraverso le immagini, a suscitare in chi guarda un’emozione.
Cristian ha dimostrato di possedere un occhio attento all’umana quotidianità delle persone. Il reportage del viaggio che ha compiuto in Perù nel 2004 contiene numerosi scatti interessanti, ma è la galleria dei ritratti a qualificare significativamente l’insieme di queste immagini.
Sono ritratti nel senso più esteso del termine; possono essere in posa, cogliere un guizzo negli occhi neri, una malinconia, una fatica. Sono ritratti che ci mettono in contatto con il popolo peruviano; colpiscono i volti dei bambini, i colori degli abiti, i capelli lunghi neri intrecciati e le scene di vita quotidiana che Cristian riprende utilizzando molto spesso il primo piano.

Le foto
Il gruppo di foto esposte in galleria si caratterizzano per i colori vivaci ed intensi, per l’uso massiccio del primo piano e di una luminosa luce meridiana.
Possiamo suddividere i ritratti in tre sezioni principali:
- RITRATTI DI BAMBINI (foto 1-11)
- RITRATTI DI LAVORATORI (foto 12-16)
- MOMENTI DI VITA QUOTIDIANA (foto 17-27)

RITRATTI DI BAMBINI
Nella prima sezione dedicata ai bambini, Cristian tenta di scovare, attraverso l’uso del primo piano, qualcosa di particolare nei visi dei piccoli peruviani.
In realtà, scopriamo insieme che sono esattamente come tutti i bambini del mondo: ci sono i monelli oppure sono intenti a studiare il mondo di adulti che li circonda e colpiscono i visi rovinati dal sole e dal freddo, gli occhi scurissimi ed intensi tipici di questo popolo.

       
 
RITRATTI DI LAVORATORI
La seconda sezione raccoglie foto che mostrano la vita lavorativa, fatta di mestieri dal sapore antico - per noi -, ma ancora vitali per i peruviani. Straordinarie, oltre che per il valore documentaristico, anche dal punto di vista artistico le immagini del mercato di indios scattate a Pisac (foto 12, 13). Emergono di prepotenza i colori forti e contrastanti che animano un’inconsueta natura morta.
 
MOMENTI DI VITA QUOTIDIANA
L’ultima sezione è più generica e contiene una serie di ritratti colti nella vita quotidiana; ancora una volta non sfugge l’intensità degli sguardi che Cristian privilegia su tutto.
Ma è con le ultime foto (da 24 a 27) che emerge una capacità di espressione che sfora nell’arte lasciando indietro la fotografia amatoriale: sono, appunto, questi ritratti ripresi da dietro; casuali o no, voluti o no, si spingono ad un livello superiore (o quanto meno lo sfiorano). Al di là di implicazioni psicologiche che per queste foto sarebbe troppo cerebrale menzionare, sboccia un’aura di mistero che innalza la qualità artistica della raccolta.
       
 
   
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