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dagli studenti agli studenti delle scuole medie superiori di Reggio Emilia
uno spazio web per lo scambio, l'informazione, la cura |
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Chi è l'autore
Massimiliano Anzivino, nato a Correggio (Reggio Emilia) il 7 marzo 1978.
Laureato in Psicologia presso l’Università di Lettere e Filosofia di Parma il 4 dicembre 2002 con votazione finale 110/110.
Tirocinio presso Ausl di Reggio Emilia (Open G) sotto il tutoraggio del Dott. Leonardo Angelini e della Dott.ssa Deliana Bertani
Abilitato all’esercizio della professione di psicologo e iscritto all’Albo degli Psicologi dell’Emilia Romagna.
Collabora da alcuni anni a diversi progetti dell’Ausl di Reggio Emilia: Free Student Box e Gancio Originale.
Collaboratore del Centro di Prevenzione Sociale del CEIS di Reggio Emilia all’interno dei progetti educativi.
Corso biennale sul metodo terapeutico sistemico delle Costellazioni Familiari secondo l’approccio di Bert Hellinger sotto la supervisione della Dott.ssa Jutta ten Herkel.
Master di primo livello inerente “Programmazione e interventi psicologici in ambito clinico e riabilitativo” supervisionato dal Dott. Paolo Moderato.
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Disclaimer
La parola adozione richiama a sé una vastità di questioni e un’articolazione di problematiche davvero impensabili ad un profano o a chi si accosta a tale campo di indagine senza una approfondita conoscenza dello stesso. Le variabili in gioco sono tantissime. Queste, intrecciandosi tra loro, danno vita ad un affascinante e ambiguo gioco di specchi che rende il panorama alquanto complesso di fronte ad ogni possibilità di interpretazione. «Sembra che si arrivi sempre un giorno dopo» per usare le parole di Jolanda Galli nel convegno tenuto a Reggio Emilia nel maggio 2002.
È un’istanza ricca di risorse ma anche di rischi, che richiede un’attenzione costante e continua nel tempo: un percorso senza fine che va seguito con la stessa cura prima, durante e dopo, senza lasciare alcuna fase al caso. Non bisogna dimenticare che si tratta di un incontro tra persone che non si conoscono, che hanno idee, età, a volte culture e lingue diverse, e ciò può generare difficoltà di vario tipo.
Un ambito che, oggi più che mai, è all’ordine del giorno. I tanti cambiamenti legislativi riflettono un incremento esponenziale delle richieste. La nuova legge (N°149 del 2001) ha approntato dei cambiamenti tali da paralizzare nel vero senso della parola le adozioni. Emerge l’esigenza di una cultura nuova che sappia riflettersi sulle modalità e sull’organizzazione dell’iter seguito dai servizi.
Gli aspiranti genitori si trovano sempre più frequentemente di fronte alla sterilità. Per questo problema, che colpisce in linea generale tutti i paesi industrializzati occidentali, si possono fornire mille interpretazioni: l’innalzamento dell’età media di matrimonio e il procrastinare l’inizio della genitorialità anche per motivi economici sono solo alcune tra le tante ipotesi.
I servizi sociali devono così affrontare una miriade di domande, eseguite da coppie a volte poco o male informate su che cosa significhi veramente adottare un bambino, quali siano tutti gli elementi implicati in questo percorso e le mille difficoltà che gravano come peso aggiuntivo sul compito già complesso di genitore. «Molte delle coppie che chiedono di adottare un bambino non hanno informazioni sull’adozione, sui bambini, sulle procedure e le difficoltà, nonostante sui mass media compaiano quasi quotidianamente notizie sui differenti aspetti dell’adozione» (Galli, 2001).
Di fronte ad un tale incremento delle domande non fa da contraltare una disponibilità sufficiente di minori e quindi i tempi per ottenere un bambino si fanno molto lunghi, molte domande restano insoddisfatte, molte coppie si rivolgono a canali alternativi, a volte illegali, per raggiungere il loro scopo.
Annamaria Dell’Antonio (2001) è consapevole delle tante problematiche che accompagnano questo campo d’indagine: «è idea diffusa che ottenere un’adozione sia difficile».
I percorsi che occorre seguire per ottenere la tanto agognata “idoneità” sono poi molto lunghi, fatti di incontri con vari operatori e figure giudicanti, di domande e osservazioni per fornire una valutazione sulla propria capacità di essere genitore. Si tratta di un giudizio che si estende all’intera persona, a come si è. Non c’è da stupirsi se i servizi e i tribunali finiscano per assumere, nelle menti delle coppie, caratteristiche persecutorie e invasive. Di qui altre svariate difficoltà: da parte dei servizi nello svolgere il loro lavoro; da parte dei genitori nel vivere il percorso adottivo non tanto come una formazione, o comunque un periodo necessario prima di ottenere il bambino, ma come un momento di interminabile supplizio all’insegna della paranoia e dell’ansia. Morral Colajanni (1997) sostiene infatti che «i percorsi istituzionali non aiutano ad integrare ma […] propongono, causano e rinforzano aspetti persecutori e scissioni. [Le coppie che decidono di adottare sono poste] di fronte ad un giudizio esterno [che] solleva nel loro interno una sorta di crisi sulla capacità di essere genitori o meno».
Un genitore naturale accetta come una conseguenza inevitabile e normale i suoi errori nell’accudire il proprio figlio. Lo stesso non accade per i genitori adottivi che devono prendere in carico un fallimento non loro e tollerarne però tutte le conseguenze negative di cui non sono responsabili. Naturalmente, oltre alle problematiche derivanti da mancanze subite prima dell’adozione dal bambino, esistono anche difficoltà legate all’adozione in sé.
L’adozione poggia le sue basi su una doppia mancanza: la mancanza di un figlio per i genitori, la mancanza dei genitori per il bambino. L’obiettivo è chiaramente quello di colmare vicendevolmente tale doppia mancanza favorendo una doppia nascita, quella della coppia che diventa genitore e quella del bambino che diventa figlio e persona. «Adottare è uno scegliersi e un camminare insieme» (Dell’Antonio, 2001). E ancora: «Adottato e adottante sono individui che si sono scelti e si scelgono per istaurare vincoli che non esistono per linea biologica» (Morral Colajanni, 1992).
Perché ciò si realizzi alla coppia è demandato il compito di trovare dentro di sé delle risorse aggiuntive che consentano di elaborare la mancanza biologica e la mancanza dell’esperienza di “pieno”.
L’esperienza di vuoto, fisico e mentale, costituisce, soprattutto per la generatività materna, un limite doloroso; con l’adozione una donna può trovare una modalità diversa e nuova di donarsi, trasmettendo al bimbo adottato affetto, attenzioni, parole.
Per tutti questi fattori è indispensabile che la complessità dei percorsi adottivi venga accompagnata e sostenuta dal lavoro di operatori qualificati, responsabili e coordinati nelle diverse aree di professionalità. L’adozione ha bisogno di essere pensata, di ritrovare propri spazi e tempi prima di gettarsi nella dinamica del fare. L’adozione ha la necessità di essere “scoperta” per quello che è, nelle sue caratteristiche, rischi e risorse, al di là di opinioni precodificate e di fuorvianti pregiudizi.
Questo sarà l’intento di tale lavoro diviso in tre parti.
Nella prima vengono esposti alcuni aspetti teorici con particolare riferimento alla teoria dell’attaccamento di Bowlby e ai contributi di Winnicott e Bion; dopo di che si espongono gli studi che hanno indagato l’ambito dell’adozione cercando di mettere in risalto non solo gli aspetti negativi, ma anche le molte risorse presenti; poi l’indagine si sposta sulla tematica del passaggio dal bambino immaginato/fantasticato al bambino reale, esponendo anche alcuni spunti rispetto al concetto di vuoto e di spazio mentale; vengono trattati successivamente alcuni argomenti che abbiamo definito specifici dell’adozione, poiché in letteratura costituiscono dei cardini del discorso, attraversando trasversalmente molti dei contributi da noi analizzati; infine la parte teorica ed intruduttiva si chiude con una descrizione dei gruppi, con esplicito riferimento all’opera di Bion e Balint su tale strumento di lavoro, e con la presentazione della prospettiva esposta nel libro Narrazione e psicoanalisi di Arrigoni e Barbieri (1998).
La seconda parte costituisce la presentazione di una ricerca comune eseguita in collaborazione con le colleghe Lisa Agosti e Silvia Govi. Tale ricerca ha l’obiettivo di fornire una descrizione il più possibile esaustiva del lavoro svolto dai Servizi Sociali di Carpi nel campo dell’adozione.
La terza ed ultima parte costituisce una ricerca eseguita singolarmente i cui protagonisti sono i genitori adottivi che hanno ottenuto il bambino e partecipano ad un gruppo di incontro mensile e facoltativo. Sono stati indagati i vissuti dei genitori in relazione al rapporto instaurato con il figlio adottivo utilizzando due differenti strumenti: un “Questionario” già impiegato per analizzare gli stessi vissuti nei genitori sottoposti a procreazione medicalmente assistita, e una “Descrizione”, ovvero la compilazione di una specie di diario in cui raccontare una giornata trascorsa con il proprio bambino. |
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