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dagli studenti agli studenti delle scuole medie superiori di Reggio Emilia
uno spazio web per lo scambio, l'informazione, la cura |
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Chi è l'autrice
Silvia Arlini è psicologa, laureata nel febbraio 2000 in Psicologia ad indirizzo clinico e di comunità presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna, con tesi in “I genitori di fronte all’apprendimento della lettura” - Attività di tirocinio svolta presso l’AUSL di Reggio Emilia Unità Operativa di Psicologia Clinica. - Diplomata mediatore familiare sistemico presso l’Istituto di terapia familiare di Bologna, anno 2002.
Esperienze professionali:
2001 - 2004 Collaborazione con il Centro di Prevenzione Sociale di Reggio Emilia;
2001 - 2005 Consulenza per il Comune di Quattro Castella (RE) con incarico in qualità di psicologa per l’attuazione di un programma a sostegno dei minori, extracomunitari e non, in continuità con le attività scolastiche, in collaborazione al progetto Gancio Originale. Apertura di uno sportello psicologico d’ascolto, aperto a insegnanti, genitori e ragazzi, presso la scuola media di Quattro Castella e la scuola elementare di Montecavolo.
2003 – 2004 Collaborazione con Reggio Children ed azienda T.I.L per la realizzazione di un progetto formativo rivolto ad autisti T.I.L. impegnati nei servizi scolastici.
2004 Studio di fattibilità per il progetto “Accompagnatori volontari sugli autobus scolastici TIL” in collaborazione con Reggio Children.
2004 – 2005 Incarico come psicologa e mediatrice familiare presso il Centro per le famiglie dei comuni di Albinea, Quattro Castella e Vezzano sul Crostolo.
2004 – 2005 Collaborazione professionale con il Centro Educativo Rieducativo “Lorenzo Milani – C.E.R.” per la gestione del Servizio di Psicologia Scolastica presso l’Istituto Professionale Statale “Don Zefirino Iodi” di Reggio Emilia. Collaborazione con il suddetto centro per la realizzazione del progetto: “Star bene in classe” presso la Scuola elementare di S. Maurizio (Reggio Emilia).
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Disclaimer
Il tema della ricerca è: il comportamento delle madri rispetto all’apprendimento della lettura e della scrittura dei figli, che frequentano la prima elementare. Introduco alcune riflessioni, volte a capire la modalità con cui, ogni persona, elabora una forma privilegiata di rapporto con la lettura e la scrittura. La letteratura, a tal proposito, sottolinea il ruolo fondamentale dell’azione differenziata delle esperienze sociali e familiari, mi avvalgo pertanto delle opinioni di John Downing ed Emilia Ferreiro. Il primo, definendo la posizione dei bambini che stanno imparando, assegna grande valore alla loro opera attiva, ed osserva come l’apprendimento non sia conforme a procedure pedagogiche, ma sia improntato ad un cammino singolare legato ad esperienze che formano una traiettoria personale. Ferreiro, invece, sostiene che il bambino passi attraverso una serie ordinata di tappe che lo conducono all’apprendimento e, quindi, gli errori commessi sono manifestazioni di un processo costruttivo che genera costruzioni originali.
Esiste un rapporto stretto fra l’apprendimento e la costruzione dell’identità del bambino, dall’età di cinque anni sono la lettura e la scrittura che fungono da criterio di riferimento, perciò, presento una panoramica che va dall’esperienza scolastica all’intervento delle famiglie nel campo dell’apprendimento. Affronto il problema dell’integrazione scolastica e sociale, quindi la prevenzione delle difficoltà scolastiche ma non solo, analizzo il leggere e lo scrivere visti per il loro valore positivo.
Ho riportato stralci di alcune ricerche di Prêteur all’interno di una ZEP (zona di educazione prioritaria, socialmente svantaggiata) e parti più ampie di uno studio comparativo attraverso i sistemi socio/culturali e politici francese e tedesco. Le diverse ricerche, aiutano a cogliere al meglio l’eterogeneità degli stili di socializzazione familiare e la varietà dei possibili approcci scolastici; la scuola può agire come catalizzatore positivo, rafforzando la socializzazione primaria della famiglia, oppure provocando conflitti intrapsichici che possono sfociare in difficoltà scolastiche, tutto dipende dalla modalità di approccio alla persona.
La ricerca di Prêteur, che mette a confronto Francia e Germania nell’approccio all’apprendimento partendo dalla scuola materna, evidenzia diverse tipologie di genitori: gli attendisti, gli interventisti funzionali, gli interventisti conformisti e gli interventisti indifferenziati; ritrovo parzialmente questa classificazione nella mia ricerca, che occupa la seconda parte del testo. La novità dell’approccio di Prêteur, rispetto al modello della Ferriero, é l’importanza attribuita alla socializzazione nei processi di apprendimento.
Lo strumento che ho utilizzato nella mia esperienza, é l’intervista individuale, somministrata ad un campione di ventiquattro madri aventi un figlio in prima elementare. Le domande indagano su diverse tematiche: le abitudini familiari relative a lettura e scrittura, la rappresentazione dell’educazione, dell’infanzia e dell’insegnante ideale, l’adattamento scolastico del figlio ed, infine, le modalità di comunicazione fra gli interlocutori educativi. Presento dettagliatamente ciascuna risposta perché il lettore possa formarsi una personale opinione sull’argomento, grazie anche ai contributi delle interviste.
I dati ottenuti mi permettono di descrivere alcune tipologie (ritrovando in parte quelle classificate da Prêteur) di madri: le attendiste (per scelta e non), le interventiste (conformiste ed attive). Le attendiste pensano che imparare a leggere sia una abilità che si acquisisce all’età di sei anni, durante il primo anno di scuola elementare, quindi le pratiche relative a lettura e scrittura con i figli si limitano ai compiti scolastici, il bambino non é stimolato altrimenti. Le interventiste pensano che tutte le attività relative allo scritto siano importanti e contribuiscano alla concettualizzazione del testo, a questa idea corrispondono spesso abitudini diversificate che mirano ad aiutare il bambino ad amare lettura e scrittura. Entrambi i gruppi chiedono una maggiore selezione del personale insegnante che deve essere: consapevole del proprio ruolo educativo, maggiormente attento alle potenzialità e all’emotività dello studente. |
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