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Critica della psichiatria contemporanea nel pensiero di Franco Basaglia
Tesi di Laurea

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Matteo SassiChi è l'autore
Mi chiamo Matteo Sassi, sono nato a Reggio Emilia il 18 marzo 1981. Mi sono laureato in Scienze Politiche nel marzo 2006 presso l’Università di Bologna con una tesi sul pensiero di Franco Basaglia. Nel giugno 2004 sono stato eletto consigliere comunale a Reggio Emilia per il Partito della Rifondazione comunista; dal luglio dello stesso anno svolgo il ruolo di capogruppo. 

Disclaimer
Questo lavoro si propone di articolare una critica della psichiatria contemporanea a partire dall’analisi del pensiero di Franco Basaglia. In particolare, si cerca di dimostrare la finalità di controllo sociale della “scienza psichiatrica” a partire dalla stretta correlazione esistente tra “malattia mentale” e “classe sociale”, tra “follia” e “miseria”. 
Per questa ragione si è deciso di condurre un’inchiesta – presentata nel secondo capitolo – in merito all’incidenza della stratificazione sociale tra persone che, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2004, sono state giudicate “malate di mente” in provincia di Reggio Emilia. Emergono da questa inchiesta – operata tramite una rielaborazione di dati forniti dal Dipartimento di Salute Mentale di Reggio Emilia - considerazioni di grande interesse politico e sociale che, sullo sfondo di una più ampia riflessione circa la relazione tra sistemi di controllo sociale e paradigmi politico-economici, ci hanno condotto ad una riattualizzazione del concetto di “classe sociale” in termini di “marginalità sociale”. 
Il primo capitolo considera, principalmente attraverso una comparazione tra alcuni scritti basagliani e l’opera Asylums di E. Goffman, le dinamiche di annientamento dell’Io proprie degli ospedali psichiatrici, per poi evidenziare il carattere “totalizzante” della stessa disciplina psichiatrica in quanto “tecnica” di controllo sociale. Si giunge così ad evidenziare l’inconciliabilità tra qualsiasi forma storico-istituzionale assunta dalla psichiatria e la presunta dimensione “terapeutica” di quest’ultima. 
Nel terzo capitolo, tramite l’analisi di alcuni scritti basagliani relativi alla legge 180 del 1978, si cerca di cogliere il significato politico di quest’ultima a partire, più in generale, dal rapporto esistente tra legge, psichiatria e diritto. 
Le conclusioni, in continuità con la centralità attribuita agli scritti basagliani relativi alla dimensione sociale della psichiatria, vertono sulla comparazione tra le “società disciplinari” e le “società del controllo”, in una chiave di lettura incentrata sui risultati ottenuti dalla nostra inchiesta circa la “figura sociale” del “malato di mente” odierno.
 
   
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