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Un modello di accoglienza per i ragazzi immigrati nelle scuole:
ritrovarsi nelle “Stanze di Dante”

Tesi di Laurea

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Chi è l'autrice
Ferrari AgneseCiao mi chiamo Ferrari Agnese, ho 26 anni e finalmente mi sono laureata in Scienze Dell’Educazione.
Durante questi anni ho lavorato a Gancio Originale per diversi motivi: il mio tirocinio universitario, il servizio civile volontario e infine perché “chi entra a Gancio, difficilmente riesce a separarsene…”; e allora eccomi ancora qui.
Oggi collaboro e coordino una “Stanza di Dante”, un laboratorio per ragazzi immigrati che frequentano l’Istituto Filippo Re. E allora di cosa poteva parlare la mia tesi universitaria? Naturalmente dell’inserimento dei ragazzi di recente immigrazione nelle scuole superiori di Reggio Emilia. In questo momento sto frequentando un corso per Mediatori Interculturali molto interessante, che mi sta insegnando davvero molte cose. Ci sarebbero molte persone da ringraziare in questo momento della mia vita ma visto che sono troppe, regalo un po’ a tutti la mia tesi di laurea come ringraziamento, sperando che vi piaccia. Ciao a tutti Agnese.

Disclaimer
Nel 1970 gli immigrati in Italia erano 144.000, meno degli italiani che in quello stesso anno avevano preso la via dell’esodo (152.000): continuavamo ad essere il primo paese esportatore di manodopera in Europa. 
A 36 anni di distanza la situazione è radicalmente cambiata, e anche l’Italia: oggi gli stranieri regolarmente soggiornanti sono 2 milioni e 800 mila, all’incirca lo stesso numero di Spagna e Gran Bretagna. 
Nell’Unione Europea veniamo subito dopo la Germania (7,3 milioni) e la Francia (3,5 milioni), mentre insieme alla Spagna siamo lo stato membro caratterizzato da ritmi d’aumento più consistenti.
Se fino a pochi anni fa il tema degli immigrati era solo un tema marginale e poco trattato e considerato, in questi anni, il tema della multiculturalità e degli stranieri nel nostro paese è diventato un tema di rilievo e centrale in ogni settore della società; nel mondo del lavoro, del divertimento, in famiglia, nella scuola; è un tema di cui si parla e ci si preoccupa sempre di più, forse anche a causa dei problemi che necessariamente si creano ma che, ancora oggi, le istituzioni idonee non sempre sanno risolvere.
Considerati questi dati e l’importanza che questo tema ha nella società odierna, mi è sembrato interessante svolgere la mia tesi di laurea, trattando il tema dell’integrazione e dall’accoglienza dei giovani immigrati, all’interno della scuola secondaria di II grado della mia città: Reggio Emilia. 
Avendo svolto il mio tirocinio universitario, all’interno di un progetto dell'Ausl di Reggio Emilia, che ha a che fare, e lavora con ragazzi immigrati nelle scuole e non solo, e già da tre anni mi trovo a lavorare con questi giovani, mi sembra interessante spiegare e descrivere come e perché si è sviluppato il progetto, quali sono i punti cardine dell’attività, evidenziando potenzialità e criticità e sviluppando un discorso più ampio riguardo l’accoglienza e l’accompagnamento di questi studenti. 
Da tempo si è cercato di ideare e promuovere attività “compensative” rivolte agli immigrati, ma difficilmente ci si scontra in progetti rivolti a tutti, per tutti e soprattutto non specificatamente di alfabetizzazione.
Nella città di Reggio Emilia oggi, la presenza di alunni stranieri nelle scuole secondarie è di 1.511 su 16.656 iscitti; rappresentano quindi il 9,1% del totale.
Questo numero dovrebbe dimostrare quanto la presenza di alunni immigrati sia considerevole, e quanto quindi, siano necessari interventi mirati ai tipi di problemi che l’arrivo di questi ragazzi comporta.
A mio parere il progetto della “Stanza di Dante” è un buon esempio di attività nata e ideata per l’accoglienza e l’integrazione dei giovani immigrati nelle scuole, ampliatasi poi, come attività per tutti, rivolta e utile a tutti i partecipanti, ragazzi stranieri e autoctoni, insegnanti, volontari e tutto il polo scolastico.
Oggi a mio parere, c’è la necessità di uno sguardo globale sulla scuola, non rivolto solo ai ragazzi immigrati, ma anche a quelli autoctoni che inevitabilmente si trovano a contatto con loro, con situazioni che non sempre sono in grado di sostenere, e i quali hanno bisogno spesso di liberarsi da stereotipi o pregiudizi dettati dalla società in cui vivono.
Ho voluto scrivere la mia tesi riguardo questo argomento, per far in modo che altri progetti, con queste finalità potessero nascere crescere e rinnovarsi; per sviluppare il tema dell’integrazione e dello stare bene insieme, per sviluppare l’idea che “insieme non è sempre facile ma alla fine è meglio”. 
 
   
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