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Forse
di Francy
Ecco! Finalmente nascevo.
Chissà come sarà il mondo, la vita stessa? Sarò destinato a vivere in un paese disperso nella più assoluta povertà? O magari in una enorme metropoli, caotica e inquinata? Forse sarei nato su un pianeta sconosciuto, lontano anni luce dalla Terra…. La Terra? Come faceva questa misteriosa parola che tanto mi suonava familiare a essere impressa nella mia mente?
Avvertivo una forte sensazione, come un’immensa energia, una forza misteriosa che mi avvolgeva, una vita mi aspettava con impazienza, la stessa impazienza che provavo io.
Ma….Chi mi assicurava che sarei nato come essere umano? Potevo essere un cane, un gatto, e perché no, un minuscolo crostaceo, una pulcinella di mare o un furetto…
Ormai non avevo più tempo per queste assurde domande esistenziali, ero nato!
Cos’ero? Dov’ero?
Non vidi assolutamente niente, forse la vita non era come me la immaginavo solo qualche istante prima.
Ero immerso dalle tenebre. Ero forse cieco?
Non ero certo un bambino frignante o una gazzella, una zanzara o un usignolo. O forse sì?
Passò un lasso di tempo indefinibile, dal momento che non possedevo un orologio, e, anche se l’avessi avuto, nella situazione in cui mi trovavo non sarei riuscito a capire l’ora.
Come facevo a conoscere il significato di queste parole, dal momento che ero appena nato e non avevo visto ancora nulla?
Mi accorsi di conoscere più cose di quanto immaginassi, il mio cervello stava rischiarandosi, e ora capii di essere un uomo.
Conoscevo la vita, o meglio, l’avevo già conosciuta. Ma come era possibile?
Ero forse morto?
Questo improvviso pensiero mi gelò il sangue nelle vene, che all’improvviso ero certo di avere.
Non ricordavo niente riguardo ad una mia possibile morte.
Mi sforzai di ricordare cosa succedeva agli uomini una volta che erano morti.
Lo sapevo. Ero perfettamente a conoscenza del destino dei morti.
Sollevai un braccio, rendendomi conto di poterlo fare.
Ciò che sentii non mi sollevò certo il morale.
Capii tutto, purtroppo.
Ero in una bara.
Ero morto davvero, o forse tutti i miei ricordi e la stessa bara erano frutto della mia fervida immaginazione?
Dovevo considerare la possibilità di essere veramente morto, anche se non ricordavo assolutamente di aver perso la vita, ne avessi mai avuta una.
Così era questa la morte? Cosa mi sarebbe successo?
Pensai con orrore crescente alla mia situazione.
Era probabile fossi sotto metri di terra, che tanti ignari passanti calpestavano, magari miei parenti, piangendo la mia morte.
Forse una lapide distingueva il mio da centinaia, migliaia di cumuli di terra; una lapide che mostrava la mia foto sorridente, illuminata dalla tenue luce rossastra del cero e circondata da mazzolini di crisantemi.
Un epitaffio diceva il mio nome, la mia data di nascita, una frase di addio…..La mia identità era scolpita su quella lapide, un’identità appartenuta a me per chissà quanto tempo, e che io ora non ricordavo affatto.
La mia bara, oppure, era murata tra centinaia di altre nel mio paese natio, qualunque esso fosse.
Forse ero circondato da morti, che, nelle mie stesse condizioni, tremavano al solo pensiero di sapermi vicino.
Così era davvero questa la morte?
Dov’era il Paradiso, dove l’Inferno?
Pensai questa fosse la peggior fine, dover restare per l’eternità nella propria bara ad occhi aperti, tormentati da ricordi e pensieri sconcertanti.
Forse ero stato sepolto vivo; o forse non ero sotto terra, forse non ero morto. Forse non ero neppure mai nato.
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