Spiriti della natura.
Parte prima: l'avventura di Florauno
di Fuocqua
Un giovane ragazzo di quattordici anni e mezzo, indossava una camicia verde e al collo aveva un foulard rosso, era in gita con il suo gruppo di scout: il Reggio1 del c.n.g.e.i Se ne stava tranquillamente seduto sopra di un masso in un boschetto nel parco di Roncolo, a prima vista poteva sembrare un po’ stanco, occhi più attenti avrebbero capito che era pensieroso, ma nessuno sarebbe riuscito a cogliere la profondità dei suoi pensieri. Era da un paio di anni che aveva compreso che nella vita quello che è tangibile è solo un terzo di ciò che c’è da conoscere. Egli infatti era convinto che tutto ciò che ci circonda è composto da tre parti: corpo, spirito e mente. In quel momento stava pensando fra sé e sé: se in natura, escludendo l’uomo, non esiste il bene e il male, forse facendo tacere la mente si potrà avere una visione più chiara e completa del mondo che ci circonda, ma allora se….. “Cippo! Ecco dov’eri finto, dai vieni che è quasi ora d’andare, tra poco c’è il quadrato di chiusura, su sbrigati.” Il ragazzo che aveva parlato aveva la stessa età dell’altro, aveva i capelli neri, lunghi e lisci, era molto alto e a vederlo gli si sarebbero dati molti più anni, insomma aveva già un fisico d’adulto. “Arrivo subito Dani, aspettami.” rispose il ragazzo che stava pensando, anche lui aveva i capelli lunghi, ma i suoi erano castano chiaro e mossi. Il giovane soprannominato Cippo si alzò dal masso su cui era seduto, andò verso il suo amico e insieme si incamminarono verso la radura “Certo che quest’anno siamo stati un po’ sfortunati, non è vero? Dover fare il campo estivo dentro al parco di Roncolo, a due passi da casa.” disse Daniele “Bhe, non è stato poi così diverso dagli altri, infondo abbiamo montato il campo in un posto isolato, abbiamo fatto le nostre solite attività senza che nessuno ci disturbasse.” “A parte la madre di Luigi, ma quante volte è venuta? Una per portargli lo spazzolino, una per dargli gli scarponi, una perché gli mancava, un’altra per assicurarsi che non prendesse freddo…e poi….poi…dai aiutami aIl capo della sezione di Reggio Emilia iniziò un lungo discorso di chiusura del campo, ringraziando tutti quelli che vi avevano preso parte, poi si passò alla consegna delle specialità e poi un’altra serie di formalità che non starò ad elencare per evitare di annoiare il lettore. Quando venne l’ora di partire i ragazzi dei quattro reparti di Reggio presero posto sui due pullman, su uno di essi erano saliti il primo ed il quarto reparto, nell’altro il secondo ed il terzo. Cippo prese subito posto nel mezzo dei sei sedili in fondo all’autobus, alla sua destra c’era Luisa e alla sinistra sedeva Daniele, di fianco a lui c’era un altro ragazzo del quarto che si faceva chiamare Gatto, mentre accanto a Luisa c’era Paolo, nell’ultimo sedile di fianco al vetro c’era qualcosa coperto da un grande panno. Appena il pullman partì Daniele disse a Cippo: “Allora, i sedili davanti a noi sono vuoti e le persone sedute qui dietro erano tutte presenti al fatto, quindi possiamo parlare tranquillamente.” Gatto chiese: “Quale fatto?” Paolo gli rispose: “Ma dai, lo sai benissimo, cos’è successo di strano quando c’eravamo solo noi più quello del secondo.” La coperta cadde a terra e un ragazzino di tredici anni che aveva da poco iniziato a farsi crescere i capelli esclamò: “Ehi, io ho un nome, mi chiamo Alessio.” “Che ci fai qui? Non dovresti essere sull’altro pullman?” domandò Cippo, il ragazzino rispose prontamente: “È vero, però sapevo che avreste parlato di questo e siccome io sono interessato in prima persona dell’accaduto, sono salito qui di nascosto.” “Va bene, va bene. Ma adesso cerchiamo di capire a modo cosa è successo ieri. Dunque ci avevano mandato a far legna…” “E a riempire le borracce.” precisò Luisa, poi proseguì Paolo: “Siamo passati vicino ad un burrone dopo che aveva piovuto da poco, quindi il terreno era scivoloso.” Alessio continuò dicendo: “Infatti io vi sono cascato dentro, ma due rami spuntati dal nulla mi hanno afferrato e riportato su dove c’eravate voi. Il che è strano.” “Ma ancora più strano” aggiunse Gatto
Come d’accordo il venerdì dopo i sei ragazzi si trovarono davanti alla cascata delle Acque Chiare. Appena ci furono tutti Cippo chiese: “Alessio, tu hai proposto di incontrarci qua, ma cosa hai intenzione di fare?” “Bhe dopo aver ripensato un po’ all’accaduto” iniziò a spiegare il ragazzetto “mi è venuta in mente una vecchia leggenda che mi raccontava spesso mio nonno quando ero piccolo.” “E di cosa parla?” chiese Paolo “Ci stavo arrivando, dunque mio nonno mi raccontava di alcuni spiriti che si incarnano nelle persone e queste hanno alcuni poteri speciali che influiscono sulla natura, ma non so molto di più.” “Già, adesso che ci penso anche la mia nonnina mi raccontava una storia simile.” soggiunse Luisa “Ma cosa avresti intenzione di fare, quindi?” domandò Daniele, Alessio rispose: “Stando a quello che so, basta che la persona interessata desideri una cosa e quella si avvera. Dai prova.” “Ma non può essere, quella è stata la prima volta che mi è capitato.” Paolo ipotizzò: “Forse funziona solo con le piante, comunque prova.” lo esortò, “E va bene, ma che dovrei fare di preciso?” “Non lo so, prova a chiedere qualcosa riguardante la natura.” “Non ne sono convinto.” disse dubbioso Cippo, ma Alessio lo apostrofò: “È questo il problema, devi essere convinto. Quando hai fatto spuntare quelle piante per salvarmi desideravi davvero salvarmi.” “Hai ragione, ci provo.” Cippo si concentrò estremamente, poi quando si sentì sicuro disse: “Che ci siano dei fiori” e proprio nel punto che aveva indicato germogliarono alcune viole e margherite “Bravo ci sei riuscito!” disse Luisa “Già, ma adesso che si fa? Nel senso, adesso che sappiamo che la sua è una dote innata, cosa dobbiamo fare? Le altre persone come lui cosa fanno?” Alessio rispose: “Bhe a dire il vero non saprei, dovrei chiedere a mio nonno o fare ricerche. Appena saprò qualcosa ve lo saprò dire. Bhe dato che siamo qui stiamo un po’ insieme,dai che facciamo ora? Giriamo un po’ oppure avete da fare?” Paolo disse: “Io sono uscito di nascosto, è meglio che torni a casa.
La mattina seguente Cippo si destò di buon ora, dopo una ricca colazione scese giù in giardino e cominciò ad esercitarsi. Come prima cosa fece nascere un garofano, poi provò a far germogliare della rucola, dopo fece apparire delle pesche e delle noci. Poi decise di provare ad esercitarsi col mondo animale, fece saltar fuori dal nulla un coniglio, ma non gli era venuto bene, perché era tutto magro e affamato, quindi fece apparire fieno e carote per nutrirlo. Si esercitò tutta mattina, poi verso mezzodì fece sparire tutto per evitare di essere scoperto dai genitori. Durante il pomeriggio uscì con la sua morosa ma non le disse nulla di quanto era riuscito a sapere. Poi alla sera aprì la busta con dentro il misterioso questionario. Le prime domande dell’elenco erano le classiche e scontate, poi più specifiche riguardanti hobby, passioni, progetti per il futuro, ma l’ultima domanda era veramente strana, ma a Cippo fece piacere rispose ad essa; comunque ecco come Cippo compilò il questionario:
Nome: non mi piace il mio
Cognome: quello di mio padre
Soprannome: Cippo
Età: 15 in dicembre
Scuola frequentata: liceo classico
Sport: Kung-Fu e football americano
Hobby: leggere, giocare ai giochi di ruolo, giocare con le magic, filosofeggiare, guardare film dell’orrore e avventurosi, imparare lingue e tradizioni di altri paesi
Cose/Luoghi/Persone che ti piacciono completamente:una bella radura e una bella montagna non contaminate dalla vita moderna
Cose/Luoghi/Persone che detesti: gli ordini gerarchici
Mestiere che vorrai fare da grande: non saprei
Aspirazioni per il futuro: comprendere il mondo e la vita, vivere appieno ogni momento della mia esistenza quindi facendo molte esperienze di vario tipo e viaggiare
Cosa pensi del mondo in cui vivi: che non è un granché, perlomeno come viene trasformato e vissuto da noi uomini
Giustifica la tua risposta: innanzi tutto l’uomo si crede l’essere vivente più importante sulla Terra, il che è assolutamente assurdo, c’è stato un filosofo che alla domanda: “Perché i fiori sbocciano?” ha risposto “Perché l’uomo possa godere di tale bellezza.” Ma questo è ridicolo, come si può solo pensare che, in assenza dell’uomo, le piante smettano di fiorire. E così l’uomo si crede padrone di un mondo del quale, invece, è una piccola parte. È vero che grazie all’intelletto l’uomo è stato capace di adattarsi ai luoghi e di renderli abitabili, ma adesso sta esagerando e credendosi il padrone di tutto sta distruggendo il nostro pianeta con disboscamenti,inquinamento, esperimenti nucleari e tanto altro. Ma tutto ciò ci porta a chiederci: <Perché l’uomo crede di poter prendersi così tante libertà?> La risposta è chiara, il problema e che usa male la sua intelligenza, difatti più uno conosce come funziona qualcosa, più essa perde valore.
Cippo era proprio contento della risposta che aveva dato, finalmente aveva trovato il modo di esprimere una delle sue tante riflessioni, chissà se il suo futuro mentore avrebbe apprezzato i suoi pensieri oppure no. Comunque i giorni passavano e il ragazzo li trascorreva spesso da solo in casa oppure girava insieme alla sua adorata Luisa. Più tempo trascorreva, più Cippo iniziava a temere che Gatto non l’avrebbe più chiamato, quand’ecco che finalmente, mentre era in giardino ad esercitarsi, sentì qualcuno che lo chiamava, si voltò di scatto per vedere chi era e con sorpresa vide che si trattava del suo amico. “Ciao, Gatto! Che piacere rivederti, ormai iniziavo a temere che tuo fratello si fosse scordato di me.” “No, ma figurati se si potesse scordare di una cosa così importante. Il fatto è che è molto impegnato con faccende nella dimensione della magia. È assurdo che noi maghi viviamo nel mondo assieme a quelli senza poteri, ma per sbrigare le faccende magiche dobbiamo andare in una dimensione che noi abbiamo dovuto creare appositamente.” “Ma è per la loro sicurezza, lo sai benissimo anche tu, hai idea di che casini verrebbero fuori se le guerre tra maghi fossero combattute qui? O se elfi, gnomi e nani girassero per le nostre strade? La gente comune ha una mentalità fin troppo ristretta e avrebbe esageratamente paura.” “Lo so, lo so, ma non capisco perché non possiamo vivere solo nella dimensione magica, invece di dover nascondere la nostra vera natura qua.” “Perché è una dimensione artificiale e non riuscirebbe a sostenerci, già faticano a starci le creature magiche ed il piccolo popolo.” “Ah già è vero, me lo scordo sempre. Però, se non ci fosse il rischio che poi i nonmaghi ci venissero a chiedere favori in continuazione, secondo me sarebbe bello poter vivere tutti insieme. Non trovi?” “Hai ragione, ma sai, già noi ci spaventiamo e allontaniamo ciò che non riusciamo a capire, figurati loro.
Due giorni dopo, alle quattordici e quaranta, Cippo usciva di casa e si avviava dal suo nuovo mentore sperando, non solo di trovare qualcuno che gli insegnasse come usare i poteri che aveva da poco scoperto dentro di sé, ma pian piano, di trovare anche un punto di riferimento nella lotta contro lo schifoso governo. Infondo il ragazzo sentiva dentro se stesso di non avere idee su come fare per rivoluzionare il mondo da cui si sentiva tanto soffocato e il solo pensiero che ci fosse qualcun altro che la pensava allo stesso suo modo e che già si stesse dando da fare, bhe lo elettrizzava. Cippo aveva una fervida immaginazione e lungo il tragitto aveva iniziato a fantasticare su come sarebbe potuto essere più bello il mondo: vedeva gli insegnanti che invece di dare voti agli studenti, premiavano i più bravi, cosicché tutti quanti si davano da fare; poi si figurava gli operai nelle fabbriche che erano contenti perché non c’erano padroni e se si guadagnava più del previsto i soldi in eccesso venivano dati ai poveri o allo stato che li utilizzava per opere pubbliche……bhe come avrete capito Cippo avrebbe voluto vivere in mondo dove la legge più importante era: aiutarsi l’un l’altro solo per sentirsi bene con se stessi, ma non era e non è così facile perché generalmente le persone sono egoiste e cercano sempre di approfittare delle situazioni. Comunque, mentre era assorto in questi pensieri Cippo camminava e giusto in tempo alle quindici e un quarto era giunto alla capanna. Il ragazzo si avvicinò alla porta e bussò, udì la voce di Davide che da dentro gli chiedeva: “Chi è?” “Sono Cippo.” “Ah, prego entra pure.” Il ragazzo aprì l’uscio ed entrò nella stanza “Salve, sono proprio contento rivederti, dunque sei pronto per iniziare l’addestramento?” “Sì.” “Bene, ma prima dammi il questionario che lo voglio vedere.” Cippo si mise la mano in tasca, prese il foglio e lo porse all’altro che si mise subito a leggerlo “Interessante, vedo che sei una persona profonda, siediti che voglio farti qualche domanda, forse il più del lavoro
Quando quella sera la fece vedere ai genitori, Cippo usò il tono più calmo, tranquillo e naturale per spiegare che, siccome il campo estivo non era stato fatto molto distante, erano avanzate diverse lire e che quindi si era deciso di fare una scampagnata di qualche giorno in quel periodo, tanto per stare un altro po’ insieme. Padre e madre acconsentirono subito a lasciar andare il figlio, erano contenti che facesse qualcosa in quell’estate in cui non potevano andare via. I due non sospettavano minimamente ciò che Cippo aveva intenzione di fare, anche perché non credevano nemmeno che egli fosse al corrente dei fatti avvenuti nella dimensione magica. Loro infatti solitamente lo tenevano allo scuro di quello che capitava nella dimensione magica, perché volevano che loro figlio crescesse lontano dalle ipocrisie di quel mondo e soprattutto che imparasse a vivere in pace con i nonmaghi, che spesso venivano disprezzati dagli stregoni che vivevano nella dimensione artificiale. La mattina dopo Cippo iniziò a preparare il proprio zaino, in fondo a tutto mise il suo libro di incantesimi, poi mise i vestiti di ricambio, un maglione e la biancheria, poi nelle tasche laterali infilò il cibo, una torcia, il suo coltellino svizzero e il coltello che gli aveva regalato suo padre per il precedente compleanno, infine avrebbe messo la borraccia, naturalmente piena di acqua. Chiuse lo zaino e ricapitolò nella mente se aveva messo tutto, gli parve di sì, poi ci ripensò, lo svuotò e nel fondo mise anche una bottiglietta di grappa bianca. Eh già, questo era un suo difetto: gli piaceva bere, ma solo superalcolici, fortunatamente bevevo solamente un goccetto di tanto in tanto, senza mai esagerare. Poi verso le undici di quella mattinata iniziò a telefonare agli altri quattro per sapere se i genitori avevano acconsentito a lasciarli andare, poi chiamò Alessio per sapere a che punto era con la calcolazione delle coordinate, lui gli rispose: “Ah è andata meglio del previsto, le ho già trovate, oggi pomeriggio imposterò il mio varco per la Cippo sentiva di essere sdraiato su di un letto, sentiva le voci dei suoi amici e del dottore intorno a sé, ma non riusciva a svegliarsi, era come intrappolato dentro la sua stessa mente. Nei primi giorni cercò inutilmente di liberarsi, ma poi si arrese, quindi iniziò a girovagare senza meta. Camminava dentro di sé, dapprima trovò le nozioni scolastiche apprese, in seguito i ricordi quelli più semplici e poi quelli sempre più emotivi e carichi si sensazioni, infine non trovò più nulla, era uscito da tutto ciò che si poteva percepire coi cinque sensi e lo spirito. Aveva esplorato a fondo Corpo, Spirito e Mente, ora poteva vedere il proprio Essere umano in modo completo e unitario, perché non lo guardava più da dentro ma dal di fuori. Vedeva l’Essere staccato da se e ne vedeva altri due: quello Animale e quello Vegetale, quelli che cercava da tempo. Li esplorò appieno entrambi e così riuscì a scoprire come fare ad unirli e a separarli: finalmente ci era riuscito. Poco dopo riuscì a risvegliarsi.
Luisa era nella stanza dell’ospedale, ad un tratto vide la mano di Cippo muoversi, gli si avvicinò, egli lentamente aprì gli occhi, la vide e le chiese: “Ciao, quanti giorni sono passati?” “Sei stato in coma cinque giorni, sono contenta che ti sia svegliato, non sai quanto sono stata in pena per te. Ma adesso stai bene è questo che conta.” “Hai anche pianto?” “Sì” “Mi dispiace, di averti fatto stare in ansia.” “Non è stata colpa tua, aspetta che vado a chiamare un medico, probabilmente ti vorranno visitare.” La ragazza uscì, tornò poco dopo con un dottore che esaminò Cippo, poi gli fece un certificato per poter uscire, in fondo era in ottima salute da giorni, l’unico problema era quel coma inspiegabile. Appena fuori dall’ospedale c’erano tutti gli altri ragazzi ad aspettare festosi il loro amico “Cippo, come va?” “Bene Dani.” “Lo sai che lottando con Rufus hai rischiato di morire, vero?” “Sì, Alessio, ma non me lo ricordare. Quando torniamo a casa? Qui non c’è più niente da fare.” “Già, ma Brant ha detto che, quando ti saresti ripreso, ci sarebbe stata una grande festa in nostro onore, quindi non ci possiamo allontanare prima dei festeggiamenti.” disse Paolo, allora Cippo propose: “Andiamo da Brant almeno, non mi va di girare.” Il gruppetto, perciò, tornò alla casa del suo ospite, andarono in una delle loro stanze e giocarono un po’ a carte e un po’ parlarono, fino a sera. Verso le diciannove, venne un elfo ad avvertirli che la festa sarebbe incominciata circa dopo un’ora e che, quindi, si sarebbero dovuti preparare, avrebbero trovato degli abiti da cerimonia negli armadi delle rispettive camere. I ragazzi, perciò, andarono a vestirsi. Gli abiti erano elfici e ai giovani maghi sembravano ridicoli, ma per quella città erano veramente eleganti. I ragazzi indossavano abiti praticamente uguali tra loro, che differivano solo nel colore, essi erano composti da: larghi pantaloni alla zuava, una cintura fatta con la pelliccia di scoiattolo, una camicia con due bottoni grossi
come pugni e dei buchi nelle maniche, un ca
Nella grande sala c’erano già molti elfi che chiacchieravano tra loro e che mangiavano le tartine del buffet, a un certo punto, però, tutti tacquero e si voltarono a guardare la scalinata lì a lato, proprio in quel momento i ragazzi stavano scendendo le scale e furono accolti da un grande applauso e da grida di gioia. Brant andò loro in contro e li salutò: “Salve, come state?” “Bene grazie, com’è organizzata la festa?” “Bhe è una festicciola tranquilla, un po’ di musica di tanto in tanto e un ricco buffet, niente di speciale. Bene, godetevi la serata.” I ragazzi erano un po’ spaesati, non conoscevano nessuno e non sapevano che cosa fare, ma dopo poco si avvicinò a loro un gruppo di elfi che iniziò a parlare con i giovani maghi, isolandoli, pian, piano, l’uno dall’altro. Infatti alcuni elfi anziani facevano mille domande a Cippo riguardo al combattimento con Rufus, invece Paolo, Daniele, Alessio e Gatto erano circondati da delle giovani elfe mezze innamorate di loro, Irene stava giocando
con alcuni elfi bambini, era contenta di trovare finalmente qualcuno della sua età, più o meno “Io ho cinque anni, tanti così” e mostrò le dita di una sua manina, il piccolo elfo che le stava di fronte, mentre mostrava otto volte entrambe le mani, diceva: “Io ottanta”. Luisa, invece, se ne stava in disparte in un angolo. La ragazza era triste perché si sentiva sola e ignorata, mentre era lì su una sedia che si ‘deprimeva’, le si avvicinò Gatto, le appoggiò un braccio sulla spalla e le domando: “Ti dispiace, vero?” “Cosa?” chiese lei, un po’ felice per quella inaspettata attenzione, ma un po’ riluttante che venisse da parte di Gatto “Il fatto che Cippo sia là a parlare con tutti quegli elfi e che non stia con te.” “Bhe, un po’….ma tanto è solo per una sera, domani torniamo a casa…” “Già, ma ti infastidisce pensare che tu e lui potevate passare una bella serata romantica in un’incantevole città elfica e invece lui parla con grandi saggi e tu sei qui da sola.” “Ma non è colpa sua, anche gli altri sono stati bloccati dagli elfi a pa
Per una settimana intera Cippo passava le mattinate ad esercitarsi nell’usare i poteri di Florauno, poi nel pomeriggio Gatto andava a casa sua e insieme si scervellavano per scoprire come fare a sconfiggere Rufus. Un giorno, appena uscito dalla casa dell’amico, Gatto incontrò Luisa “Ciao!” le disse “Scommetto che stai andando a trovare Cippo.” “Sì” “Non sprecare il tuo tempo.” “Perché dici così?” “Sono appena stato lì, volevo chiedergli se gli andava di fare un giro, ma sua madre mi ha detto che non era in casa. È una settimana che non lo vedo, ma scommetto che con te si sarà fatto sentire.” “No, da quando siamo tornati da Flasimmel non lo più visto né gli ho parlato. Ero preoccupata e quindi ho deciso di andare a vedere se c’era qualche problema.” “Strano, davvero strano, ma dimmi hai provato a chiamarlo?” “Sì, ma mi diceva sempre che ‘purtroppo’ non aveva tempo e non poteva parlare. Ho pure tentato di usare alcuni incantesimi per spiarlo, ma non ha funzionato, non riuscivo a vederlo.
” “E non ti sembra sospetto tutto questo? Non temi che egli ti possa nascondere qualcosa?” alcune lacrime bagnarono le guance di Luisa che iniziò a singhiozzare dicendo: “Sì, è per questo che sono venuta fin qui, temo di non piacergli più e che stia con un’altra” “Non per allarmarti, ma l’altro giorno, anche se non ci giurerei, mi pare di averlo visto che passeggiava in compagnia di una ragazza alta, coi capelli lunghi e biondi…” “No, non dire altro, lo sapevo, perché…ma io…” iniziò a pronunciare parole sconnesse e a piangere. Gatto la strinse a sé e le passo una mano tra i capelli come per consolarla, poi mentre Luisa continuava a sfogarsi tra le lacrime, i due ragazzi iniziarono a passeggiare, camminarono per circa un’ora e, quando la fanciulla aveva finito tutte le lacrime che aveva in corppo, erano arrivati alla cascata delle Acque Chiare. “Grazie per avermi ascoltato, non so se qualcun altro l’avrebbe fatto. Devo averti scocciato con tutti i miei piagnistei, solo che sono troppo sc
onvolta, fino a un paio di mesi fa ero così
Il giorno dopo, come nei precedenti, Gatto andò a casa di Cippo per discutere sempre riguardo a Rufus, come al solito iniziarono ricostruendo ciò che era accaduto mentre erano sulla Luna, poi lo confrontavano con quel che sapevano del loro nemico. Iniziarono nuovamente a ipotizzare e a ipotizzare, ma niente era plausibile, mentre il silenzio era calato tra i due assorti nei loro pensieri, Gatto propose: “Ho un’idea!” “Quale?” “Se chiedessimo consiglio agli altri?” “No, dovremmo raccontar loro tutto e tuo fratello non vuole che in giro si sparga la voce degli Spiriti della Natura.” “Ma non sarà necessario raccontare tutto.” “Ci chiederanno come ci siamo finiti sulla Luna, cosa ci inventeremo?” “Diciamogli come ci siamo andati trascurando il motivo per cui ci trovavamo da mio fratello.” “Va bene, in effetti è l’unica soluzione. È da più di una settimana che ci pensiamo e non ci viene in mente niente, forse ci è sfuggito qualcosa…….. Li chiamo io, ci vediamo domani pomeriggio, d’accordo?”
“Sì, io vedo se riesco ad estorcere qualche informazione a mio fratello.”
Il giorno successivo i sei ragazzi erano seduti nella camera di Cippo, dopo aver sentito il racconto del viaggio sulla Luna e Venere di Gatto e Cippo, i giovani maghi stavano pensando a quale potesse essere la soluzione di quell’importante enigma. A un certo punto Alessio esclamò: “Forse ho capito!” “Davvero?” chiesero gli altri sbalorditi “Sì, però prima ho bisogno di una piccola informazione: quanto è alto Rufus?” Cippo guardò tra i pochi fascicoli che aveva trovato riguardanti il malvagio, dopo averli consultati disse: “Da alcuni documenti sembra sia alto due metri e cinque.” “Perfetto, allora la mia ipotesi è esatta: Rufus è il gigante più basso del mondo!” Tutti lo guardarono dubbiosi “Ma sì, pensateci: i giganti attingono la forza dalla terra e lui non si è mai mosso, nemmeno per schivare i colpi e nonostante tutti gli attacchi che ha subito non si è fatto niente.” Daniele ribatté: “Però quando è stato evocato il potere dell’E.E.U. lui e i suoi uomini sono scappati.” “I suoi solda
ti non sono giganti, non possono prendere l’energia della terra, quindi sono dovuti scappare.” Nonostante questa prima ipotesi tutti rimasero incerti per un po’, passarono decine di minuti nel silenzio più profondo, infine Cippo disse: “Quella di Alessio è l’unica supposizione che abbiamo e che non siamo riusciti a contestare, come non siamo certi che sia vera, non la possiamo nemmeno dare per falsa. Finché resteremo chiusi qui dentro, non potremo avere conferma delle nostre ipotesi, quindi dobbiamo recarci nella città dei giganti e là chiedere informazioni, chi è con me?” i presenti gridarono all’unisono: “Io!” ma poi Paolo disse: “Abbiamo lo stesso problema dell’altra volta, però, cosa diciamo ai nostri genitori? Non possiamo nemmeno inventarci un’altra uscita scout perché sembrerebbe sospetto.” “Come vi ho detto” esordì Alessio “i miei genitori sono in villeggiatura, è risaputo che la mia famiglia possiede una villa enorme, quindi potrete dire che vi ho invitati a trascorrere
un po’ di tempo con me e la mia famiglia là
I due ragazzi passarono, quindi, tutto il pomeriggio insieme, facendo una lunga passeggiata e chiacchierando di tutto quello che avrebbero voluto dirsi in quelle settimane che non si erano visti, finalmente potevano passare del tempo insieme, da soli, erano veramente felici. Quella sera Luisa era al settimo cielo, era troppo contenta, dopo tanti dubbi sapeva che Cippo l’amava ancora, non stava più in sé dalla gioia; doveva confidarsi con qualcuno, doveva esprimere la sua soddisfazione, ma non aveva mai confidato a nessuna delle sue amiche i suoi timori amorosi, non sapeva che fare……alla fine decise di chiamare Gatto, lui conosceva tutto, l’aveva consolata nei momenti di crisi, le aveva dato consigli, sì era la persona migliore con cui parlare. La ragazza prese il telefono, digitò il numero del suo amico, quando le rispose, Luisa gli raccontò tutto e lui le diceva che era felice per lei e tante cose carine. Alla fine della conversazione la ragazza si sentiva veramente felice, mentre Gatto aveva veramente il morale a terra. Appena attaccò la cornetta, si sedette sul divano sconsolato e iniziò a dire tra sé e sé sbuffando: “Accidenti, il mio era un piano perfetto! Trovavo impegni per lui che lo tenessero occupato tutto il tempo, mentre io mi lavoravo lei. Già prima le stavo antipatico, ho impiegato molto tempo solo per conquistare la sua fiducia, ormai stavo per avvicinarmi, ma adesso è andato tutto a tarallucci e vino. Luisa è la ragazza perfetta per me, eppure non riesco a convincerla a lasciare Cippo per me….. Almeno non si è accorta che sono stato io a macchinare tutto, dovrò pensare a qualcos’altro, forse per un po’ è meglio lasciarli stare. Tanto il tempo non mi manca.” Restò un altro po’ a pensare seduto sul divano, poi sentì suo fratello chiamarlo, si alzò e andò da lui. “Ho sentito la tua conversazione al telefono e anche il discorso che hai fatto dopo tra te e te.” Gatto sembrava un poco impaurito e cercando di difendersi disse: “Non ti preoccupare, non sto perdendo di vista l’obbiettivo. Quella era so
Era il giorno in cui i ragazzi avevano fissato la partenza, tutti si trovarono a casa di Alessio; il ragazzo aveva, come la volta precedente, programmato la lampada per andare nell’altra dimensione, questa volta sarebbero giunti direttamente davanti alla città. Il gruppo di sei ragazzi si mise in cerchio ripeté le classiche procedure per viaggiare, poi come al solito si ritrovò nella dimensione magica, alle porte di Porfiriopoli, la città dei giganti, essa era dedicata a Porfirio il capo dei giganti che li aveva guidati, secondo la leggenda, nella battaglia contro gli dei dell’Olimpo. Appena arrivati venne loro incontro un gigante alto tre metri e mezzo, aveva i capelli lunghi fino alle spalle, erano mossi, ispidi e rossi, con lunghi baffi dello stesso tipo, vedendo i ragazzi li guardò dall’alto verso il basso e disse: “Ben venuti, stranieri, benvenuti, sono lieto di accogliervi nella nostra città, ditemi avete bisogno di qualcosa? E se permettete, ditemi chi siete e da dove venite. Io
sono Otos, figlio di Alcioneo e sono il vasaio della città, prego seguitemi, vi accompagnerò nella mia dimora dove potrete riposare e saziarvi.” I giganti erano molto legati alla tradizione dell’antica Grecia e, sebbene per gli umani fosse storia sepolta da molti anni, essi continuavano a seguire le regole dell’ospitalità, a libare in onore degli dei dell’Olimpo, ad andare a teatro nei giorni stabiliti e così via. Cippo rispose a Otos dicendo: “Grazie amico, non per offendere la tua cortese ospitalità, ma siamo solo di passaggio.” “Posso esservi di qualche aiuto?” “In effetti avremmo bisogno di consultare gli archivi dell’anagrafe, cerchiamo notizie di un certo Rufus.” “Ah sì, il figlio del panettiere, è partito tempo fa dalla città e non è più tornato.” “Ma era un gigante normale?” domandò Daniele “A dire il vero differisce con noi per due cose: la prima è che lui è il gigante più basso che esista, l’altra è che lui è l’unico che è nato sul suolo di questa dimensione. Dovete sapere che
, quando noi ci siamo trasferiti qui, ci sia
Luisa giaceva a terra. I suoi amici, che si erano voltati giusto il tempo di vedere un raggio viola che la colpiva, erano sconvolti, poco più in là videro il cadavere di Rufus e tutti capirono cos’era successo. Luisa si era frapposta tra il raggio e l’inerme Cippo per salvarlo, per salvare il suo amore. Il ragazzo, sebbene allo stremo delle proprie forze, si avvicinò alla fanciulla supplicandola di svegliarsi, di aprire gli occhi, di parlargli, ma niente e infondo anche lui, coi poteri di Florauno, percepiva che la vita non scorreva più dentro la ragazza.